Certe donne non sai veramente come prenderle, da che parte iniziare a raccontarle. Difficile pensare di conoscerle davvero, persino per chi ha avuto la ventura di incontrarle in vita. Quasi impossibile, se si parte da dati frammentari, fotografie ritrovate, poesie struggenti, biografie romanzate. Tina Modotti è così. Pensi che sia facile narrarla, e poi ti sfugge continuamente, ti cambia angolazione, ti disorienta. 

Tina Modotti e Frida Kahlo nel 1928

Con Frida Kahlo spartì molte cose, tra cui passione politica e –soprattutto – una di quelle amicizie femminili intense e in qualche modo esclusive che spesso si fatica a distinguere dall’attrazione amorosa. Tina, italiana d’origine e cittadina del mondo, arrivò a Città del Messico quasi per caso, dietro a un amore sfortunato, che raggiunse, grazie a uno scherzo del destino, solo un attimo dopo la sua morte per vaiolo. Di nero vestita, altera e scenografica, furono in molti a non staccarle gli occhi di dosso al funerale. D’altronde Tina, a essere notata, era abituata, si può dire, fin dall’inizio della sua esistenza. Da Udine, all’Austria, a San Francisco, fino a Los Angeles e alla collina di Hollywood, questa giovane italiana sembrava già, al suo arrivo in Messico, destinata a prendersi tutta la scena, ovunque l’amore, l’arte o la passione politica l’avessero portata. Attrice per bellezza e talento istrionico, ma troppo ribelle per accontentarsi delle parti svenevoli concesse allora alle donne, artista per attitudine e curiosità, rivoluzionaria per vocazione, la sua strada maestra la trovò ben presto nella fotografia. Con il più celebre dei suoi amanti, il fotografo americano Edward Weston che la raggiunse a Città del Messico poco dopo il travagliato arrivo, Tina formò un’altra di quelle coppie esplosive “d’arte y amor”, riassunto di un’epoca e catalizzatrice di artisti, rivoluzionari, poeti. La casa di Tina fu teatro di leggendarie feste, di discussioni politiche fino a notte inoltrata, di balli sfrenati  e intemperanze alcoliche. Separatamente prima, e insieme poi, Frida e Diego frequentarono e (forse) amarono l’affascinante fotografa italiana. Diego la raffigurò nei suoi murales più vibranti di passione civile, ne decantò in lunghi articoli l’occhio fotografico, capace di cogliere l’anima di indios, campesinos, e in definitiva del Messico più ancestrale e profondo. Frida, giovanissima, ne ammirò profondamente la personalità e istintivamente la adorò, nel modo totalizzante che era poi il suo unico modo d’amare. Si vestì a lungo da rivoluzionaria europea, in grigio e nero, nello stile austero, elegante e inconfondibile di Tina, ed è così che la ritroviamo in tante foto di quel periodo. Tina, in cambio, scattò alcune tra le più belle e memorabili fotografie della coppia e contribuì all’iconografia del loro mito.

Foto di Tina Modotti, “Diego Rivera e Frida Kahlo alla manifestazione del 1° maggio”, 1929

Poi, come spesso accade, gli eventi costruirono muri inaspettati, le storie personali si confusero con la Storia, venti contrari spinsero lontani gli antichi amici. Si ruppero dei legami, si spensero fiamme. Tina, comunista fino in fondo, non riuscì ad accettare le posizioni più contraddittorie di Diego, e l’amicizia con Frida non sopravvisse a questa rottura. Il resto è un’altra storia (anzi, mille storie). Basti sapere che dopo la guerra di Spagna, l’Unione Sovietica, altre battaglie, viaggi e fotografie, Tina tornò a Città del Messico, sua patria d’elezione, per morire sola, su un taxi, in circostanze misteriose.  Aveva 46 anni, e molto vissuto. A lei fu dedicato, da Pablo Neruda, uno struggente ricordo, un malinconico addio.